Vittorio Alfieri

1783 A Indice:Agamennone.djvu Teatro teatro Agamennone Intestazione 20 luglio 2010 75% Teatro

<dc:title>Agamennone</dc:title> <dc:creator opt:role="aut">Vittorio Alfieri</dc:creator> <dc:date>1783</dc:date> <dc:subject>Teatro</dc:subject> <dc:rights><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.it">CC BY-SA 3.0</a></dc:rights> <dc:rights><a href="http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html">GFDL</a></dc:rights> <dc:relation>Indice:Agamennone.djvu</dc:relation> <dc:identifier>http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Agamennone_(Alfieri)/Atto_primo/Scena_III&oldid=796285</dc:relationship> <dc:revisiondatestamp>20110323211524</dc:revisiondatestamp> http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Agamennone_(Alfieri)/Atto_primo/Scena_III&oldid=796285

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Vittorio Alfieri - Agamennone
Atto primo. Scena III
â—„   Scena II Atto secondo   â–º

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SCENA TERZA

Elettra, Clitennestra.



Elettra.

Madre, e fia ver? Tremar dovrem noi sempre
E sospirare invan? Qual fier destino
Prive ne tien di quanto abbiamo al mondo
150Di più caro; d’Atride? Omai, che giova
A noi saper da sue radici svelta
Troja, se nuovi ognor vietan perigli,
Che il glorioso vincitor suo rieda?

Clitennestra.

Fia vero il grido popolar, che spersi
155Vuole, e naufraghi i legni degli Achei?

Elettra.

Fama ne corre assai diversa in Argo;
V’ha chi fin dentro al bosforo sospinte
Da torbidi Austri impetuosi narra

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Le navi nostre: Altri le vele giura
160Viste aver biancheggiar non lunge a queste
Spiagge: e pur troppo ancor v’ha tal, che dice
La regal prora ad uno scoglio infranta,
E chi sù v’era, in un col Re, sommersi
Tutti. Ahi misere noi! Madre, a chi fede
165Prestare ormai? Come dubbio trarci;
Come cessar dal rio timor?

Clitennestra.

Gl’infidi

Venti, che al suo partir non si placaro
Se non col sangue, or nel ritorno forse
Vorran col sangue anco placarsi. O figli,
170Quanto or mi giova in securtà tenervi
Presso di me! Come già son due lustri,
Oggi tremare almen per voi non deggio.

Elettra.

Che sento? E ancor quel sacrificio impresso
Nel cuor ti sta? Terribile, funesto,
175Ma necessario fù. Se il Ciel pur oggi
Volesse aver d’una Figlia il sangue,

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Oggi, pien di gioja, all’ara io corro;
Io; per salvare a te il Consorte, a’ Greci
Il Duce, ad Argo il suo regal splendore.

Clitennestra.

180Il genitor so, ch’ami: amassi tanto
La Madre tu!

Elettra.

V’amo del par: ma il Padre

Sta nel preriglio... Ed in udir sue crude
Vicende, oimè! neppur cangiar d’aspetto,
Non ch’io ti veggia lagrimare? o Madre,
L’amassi tu quant’io!...

Clitennestra.

185Troppo di conosco.

Elettra.

Che dici? oh Ciel! così non favellavi
Di lui più lune addietro. Ancor trascorso,
Da che fer vela i Greci, intero un lustro
Non era, e sì più volte udia te stessa,
190Te, sospirar di rivederlo. A noi
Narrando andavi le sue gesta; in esso

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Tutta vivevi, e noi crescevi in esso:
Di lui parlando io ti vedea la guancia
D’amarissime lagrime rigata:...
195Più nol vedesti poscia; Egli è qual s’era.
Diversa tu, fatta ti sei: pur troppo,
Ah! sì, novella havvi ragion, che il pinge
Agli occhi tuoi da quel di pria diverso.

Clitennestra.

Nuova ragion? che parli?... Inacerbito
200Contr’Esso il cor sempr’ebbi... Ah! tu non sai...
Che dico? ... Oh Figlia! i più nascosti arcani
Di questo cor, s’io ti velassi....

Elettra.

O Madre;

Così non li sapessi!...

Clitennestra.

Oimè! Che ascolto?....

Avrìa fors’ella penetrato?...

Elettra.

Avessi

205Io penetrato almen il cor tuo!

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Ma, non sai tu, che di chi regna ai moti
Veglian maligni, intensi, invidi, quanti
Gli intorno riverenti in atto?
Omai tu sola il mormorar del Volgo
210Non odi; e crede, che ad ogni Uom nascosto
Sia ciò, che mal nascondi, e che a te sola
Dir non s’ardisce. Amor t’acceca.

Clitennestra.

Amore?

Misera me! Chi mi tradì?

Elettra.

Tu stessa,

Gran pezza è già. Dal labbro tuo non deggio
215 Di cotal fiamma udir: troppo costarti
De il favellarne. O Madre, amata Madre,
Che fai? nol cred’io nò, che ardente fiamma
T’abbi nel core. Involontario affetto
Misto a pietà, che giovinezza inspira,
220Quando infelice ell’èconti, son questi gli ami,
A cui senza avvedertene sei presa.
Di te finor chiesto non hai severa

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A te ragion: conscia di te, sospetto
Non cadde in te di tua virtù; ne loco
225Ha forse: sol, forse, offendesti alquanto,
Non il tuo onor, ma del tuo onor la fama:
E in tempo sei, ch’ogni tuo un lieve cenno
Sublime ammenda esser né può. Per l’ombra
Sacra, a te cara, della uccisa Figlia;
230per quell’amor, che a me portasti, ond’io
Oggi indegna non son; che è più? ten priego
Per la vita d’Oreste; o Madre, arretra,
Dal precipizio orrendo arretra il passo.
Lunge da noi codesto Egisto vada:
235Fa, che di te si taccia; in un con noi
piangi d’Atride i casi: ai Templi vieni
e il suo ritorno ad implorar dai Numi.

Clitennestra.

Lungi Egisto?

Elettra.

Nol vuoi?... Ma il Signor tuo,

Mio Genitor tradito esse non merta,
Nè il soffrirà.

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Clitennestra.

240Ma,...s’ei...più non vivesse...

Elettra.

Inorridir, raccapricciar mi fai.

Clitennestra.

Che dico?...Ahi lassa!...oimè!...che bramo?_Elettra,
Deh! piangi, sì, di traviata Madre
L’error, che intero egli è. La lunga assenza
245Di Marito crudel,... d’Egisto i pregj,...
Il mio fatal destino...

Elettra.

Ah! non prosiegui:

D’Egisto i pregj? Ah! tu non sai d’Egisto
Il cor qual sia. Verace in lui virtude,
Di cotal sangue Ei nasce, esser non puote.
250Esule, vil, d’orrido incesto Figlio;
In tuo pensier tal Successor disegni
Al Re dei Re?

Clitennestra.

Ma, e chi son’io? Di Leda

Non son’io Figlia, e d’Elena Sorella?

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Un sangue stesso entro mie vene scorre.
255Voler d’irati Numi, ignota forza
Mal mio grado mi tragge...

Elettra

Elena chiami

Ancor Sorella? Or, se tu ’l vuoi somiglia
Elena dunque: Ma di lei più rea
Non farti almeno. Ella tradia il Marito,
260Ma un Figlio non avea: fuggì; ma il Trono
Non tolse al proprio sangue. E tu porresti,
Non pur te stessa, ma lo scettro, i Figli
Nelle man d’un’Egisto?

Clitennestra

Ove d’Atride

Priva il destin pur mi volesse, Figlia,
265Non credi già, che Oreste mio del Trono
Privar potessi. Egisto a me Consorte,
Re non saria perciò; saria d’Oreste
Novello Padre, e difensor....

Elettra

Novello
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Sarìa Tiranno; dell’inerme Oreste
270Nemico; e forse, ahi, che in pensarlo agghiaccio!
Ne saria l’uccisor. Tu Madre, il Figlio
Affideresti a chi ti ambisce il Trono?
Affideresti di Tieste al Figlio
Il Nepote d’Atreo? ... Ma invano io varco
275Teco il confin di filial rispetto.
Giova a entrambe sperar, che vive Atride;
Mel dice il cor. Tu sbandirai del seno,
Solo in vederlo, ogni altra fiamma: ed io,
Qual Figlia il dè pietosa, in petto ognora
280Premer ti giurol’importante arcano.

Clitennestra

Ahi me infelice! Il ver ben mi traluce
Ne’detti tuoi: ma di ragion mi splende
Sì breve lampo, misera! ch’io tremo.


â—„   Scena II Atto secondo   â–º